gestione dell’errore

M. e il peso dell’errore: un viaggio interrotto (ma non incompiuto) Capitolo 3

Nel terzo incontro, la consapevolezza era più radicata. “Mi sento più sicura quando non devo dimostrare nulla,” ha detto. Una frase semplice, ma potente. M. aveva iniziato a capire che l’autostima non cresce nella performance, ma nella sospensione del giudizio. Abbiamo lavorato sulle emozioni “residue” che continuavano a ripetersi, analizzando il loro impatto nella quotidianità. […]

M. e il peso dell’errore: un viaggio interrotto (ma non incompiuto) Capitolo 3 Leggi l'articolo »

M. e il peso dell’errore: un viaggio interrotto (ma non incompiuto) Capitolo 2

Nella seconda sessione, M. ha portato un esercizio: un “what if” positivo, in cui immaginava una versione di sé capace di non giudicarsi. Il testo, quasi un prologo di un romanzo mai iniziato, mostrava qualcosa di nuovo: un pensiero più tollerante, più umano. “Se riuscissi a non mortificarmi, vivrei con meno ansia e più lucidità.”

M. e il peso dell’errore: un viaggio interrotto (ma non incompiuto) Capitolo 2 Leggi l'articolo »

M. e il peso dell’errore: un viaggio interrotto (ma non incompiuto) Capitolo 1

M. ha trent’anni, una voce gentile e uno sguardo costantemente all’erta. Lavora in un’agenzia di pompe funebri — un contesto dove la precisione è cruciale e l’errore, almeno nella sua percezione, non è contemplato. Ma il suo sogno, quello vero, non è dietro a una scrivania. È dietro una tastiera, tra le righe di un

M. e il peso dell’errore: un viaggio interrotto (ma non incompiuto) Capitolo 1 Leggi l'articolo »

Torna in alto